Questo sito utilizza i cookies.

Utilizzando il nostro sito web l’utente dichiara di accettare e acconsentire all’utilizzo dei cookies in conformità con i termini di uso dei cookies espressi nel documento “Privacy, Cookie e Condizioni d’uso“.

Accetta e chiudi
Contattaci

Consulting

Diversity&Inclusion: un acceleratore per la crescita delle aziende

La diversità è ormai un concetto sempre più saliente nella scala valoriale delle persone e di conseguenza delle aziende.

A confermarlo sono gli stessi numeri.  Anche quest’anno, infatti, il Diversity Brand Index ha misurato l’impegno reale delle aziende nel promuovere l’inclusione e la diversità come valore e la percezione da parte di consumatrici e consumatori. La ricerca è stata condotta da Focus Management e Diversity, con il coordinamento di un Comitato Scientifico del Diversity Brand Index presieduto dal Professor Sandro Castaldo. Attraverso un protocollo rigoroso e organico di rilevazione e analisi (453 quelli citati) e di misurazione delle percezioni di un campione di oltre 1.000 rispondenti, è stato possibile, in primo luogo, identificare i brand percepiti come più inclusivi e, successivamente, evidenziare come e quanto la D&I abbia effettivamente impatto sui comportamenti e nelle scelte di consumo.

 

In crescita l’impegno delle industry nella D&I: su tutti, domina il Retail

 

Secondo quanto è emerso dall’analisi, i settori in cui c’è maggior concentrazione di brand percepiti come più inclusivi sono: Retail (18%), Consumer Services (16%) e FMCG (14%). Con una percentuale che oscilla dal 10% al 4%, seguono Luxury, Media, Utilities e Automotive. I dati della ricerca manifestano un impegno crescente da parte delle aziende, elemento che influenza positivamente credibilità, reputazione e fiducia.

Guardando il mercato, invece, interessante notare come le posizioni delle/dei rispondenti in relazione alla diversity si siano polarizzate tra Impegnati (28,8%) e Arrabbiati (21,4%) riducendo sensibilmente quelle più neutrali. Gli Arrabbiati, in particolare, sono cresciuti del +88% rispetto al 2018, mentre al contrario Idealisti, Indifferenti e Coinvolti, hanno perso rispettivamente il 72%, il 45% e il 18%. Anche come conseguenza del dibattito politico, gli atteggiamenti di italiane ed italiani si polarizzano, diminuendo il peso dei segmenti più “tiepidi” sul tema della D&I.

Consumatrici e consumatori, infatti, sembrano oggi essere più consapevoli di ciò che fanno le aziende sull’inclusione, più decisi nei propri comportamenti d’acquisto e mostrano una maggiore volontà di compiere scelte etiche e responsabili (aspetto molto evidente in ambito food).

 

L’effetto diversity su NPS, passaparola e brand reputation

 

L’NPS (Net Promoter Score) è un indicatore importante per misurare lo “stato di salute” di un brand e la volontà dei consumatori di consigliarlo ad altre persone. Quanto più il brand verrà percepito come inclusivo e rispettoso della diversità, tanto più un consumatore informato lo considererà rilevante.

I risultati della ricerca premiano i brand percepiti come inclusivi. Il numero dei promoter è, infatti, 35 volte superiore al numero di detrattori per questi marchi.

La ricerca dimostra quanto il passaparola positivo sia direttamente proporzionale all’impegno dei brand sui temi legati alla D&I ed impatti sui comportamenti: il 75% degli italiani, infatti, sceglie con convinzione brand che valorizzano la diversità.

Gli insight più interessanti della ricerca si possono sintetizzare nei seguenti punti:

  • CSR è anche inclusione: creare una società più inclusiva è percepita a tutti gli effetti come una responsabilità sociale per i brand.
  • La trasparenza premia: l’impegno delle aziende genera una D&I Brand Equity che conferisce la credibilità necessaria per parlare d’inclusione. Questo aspetto insieme alla trasparenza, permette di affermare una customer obsession capace di differenziare. Il mercato, infatti, non perdona le bugie.
  • La fiducia è centrale: anche nel 2019, il trust si conferma essenziale per convertire le percezioni (reputazione) in comportamenti (loyalty ed NPS).

 

Lo stretto legame tra inclusione e ricavi

 

Per quanto concerne la sfera prettamente economica, si conferma la profonda connessione, messa in luce già nel 2018, tra inclusione e crescita dei ricavi: confrontando due ipotetiche aziende con caratteristiche similari, dove solo una investe concretamente nella D&I ed è pertanto percepita come inclusiva, il gap in termini di crescira dei ricavi tra le due può superare il 20% (rispetto al 2018, questo valore è cresciuto di ben 4 punti percentuali) a favore di quella inclusiva.

L’inclusione, quindi, innesca un circolo virtuoso per i brand che ha effetti positivi sia in termini di reputazione che di opportunità di business e performance.

Articoli correlati

COMPILA IL FORM PER APPROFONDIRE IL CASO

Contact Form Download

CONSENSO AL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALISi prenda visione dell'Informativa.
Prendendo atto che i miei dati saranno processati in totale conformità alla legge,

I campi contrassegnati da * sono obbligatori