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Asset intangibili: significato e valutazione

Cosa sono gli asset intangibili?

 

Gli asset intangibili, come tutti gli asset aziendali, rappresentano una fonte di potenziale reddito per l’impresa. In generale, è possibile identificare le seguenti categorie: prodotti/servizi (in questo caso l’asset intangibile si riferisce ad un potenziale brevetto o marchio originato da ingenti investimenti in ricerca e sviluppo sostenuti dall’impresa), customer relation (la presenza di clienti fedeli al brand e all’azienda consente l’applicazione di un premium price, comportando un vantaggio competitivo per l’azienda stessa nell’arena competitiva), risorse umane (le attività declinate dalla funzione aziendale incrementano la produttività dei dipendenti e ne riducono il turnover) e capitale organizzativo (modelli organizzativi e processi aziendali che consentono all’azienda di guadagnare vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza, sia attraverso la generazione di flussi di reddito positivi che tramite la riduzione dei costi di produzione).

In cosa sono unici gli asset intangibili?

 

A titolo generale, è lecito affermare che gli asset intangibili si differenziano dalle altre tipologie di asset aziendali – ad esempio attività finanziarie – in due importanti aspetti, ossia parziale esclusione e non-commerciabilità[1].

  • Parziale esclusione. Il proprietario del brevetto, del marchio o di qualunque altro asset intangibile (si veda il precedente elenco) ha la facoltà di proteggere da imitazioni la propria innovazione per una durata temporale limitata – ad esempio, i brevetti scadono dopo 20 anni;
  • La non-commerciabilità, invece, è da ricondursi all’assenza di mercati trasparenti in cui gli intangibili vengono scambiati, generando quindi difficoltà nell’identificazione di contratti comparabili per valutare l’asset in oggetto. Si sottolinea, infatti, che le tecniche di valutazione si basano generalmente su prezzi “comparabili”, aventi ad oggetto asset d’impresa scambiati su mercati trasparenti.

Come si  valutano gli asset intangibili?

 

Prima di illustrare i metodi più accreditati di stima degli intangibili, occorre sottolineare che tali attività aziendali generano valore in sinergia con altre attività, sia materiali che finanziarie. Quindi, per stimare il singolo intangibile, sarà necessario isolare i singoli flussi da esso derivanti, depurando il risultato dai flussi attribuibili alle altre attività.

Ciò detto, si illustrano di seguito le metodologie più accreditate di stima degli intangibili[2]:

  • Criterio del costo. Il metodo si applica secondo due criteri principali: il costo storico (costo sostenuto dall’impresa per sviluppare il singolo asset) e costo di riproduzione (procedimento che consiste nella stima di quanto costerebbe ricreare gli intangibili oggetto di valutazione, stimando gli oneri da sostenere per riprodurli);
  • Il metodo della transazioni comparabili. Il criterio si fonda sul riconoscimento a un intangibile specifico del valore corrispondente ai prezzi applicati in transazioni recenti aventi per oggetto beni similari. Il più noto tra i metodi comparativi è basato su informazioni di mercato, cioè sulle royalties annuali applicate nella cessione in uso di marchi (o di brevetti) comparabili;
  • Il metodo reddituale. In tempi recenti e sotto la spinta dei nuovi principi contabili internazionali, si è fatta strada l’idea che l’adeguatezza del rendimento degli intangibili sia da verificare per via diretta. Ciò significa attualizzare i flussi reddituali (o di cassa) ad esso riferibili; flussi che possono dedursi dai flussi complessivi previa sottrazione di quelli convenzionalmente attribuiti alle altre attività (sia materiali sia finanziarie). In tal caso si sottolinea che l’adozione del metodo è di scarsa affidabilità, in quanto i flussi di cassa sono spersso difficili da predire. Ad esempio, alcuni studi hanno dimostrato che circa il 90% dei brevetti registrati non presentano flussi di cassa positivi, ossia i ricavi non coprono i costi. Secondo questo approccio, inoltre, è necessario distinguere i redditi derivanti dagli intangibili da quelli inerenti alle altre attività, focalizzando l’analisi esclusivamente sull’intangibile in oggetto.

    Conclusioni

Gli asset intangibili, come tutte le altre attività d’impresa, rappresentano per l’azienda una fonte di vantaggio competitivo e si distinguono dalle altre tipologie di asset per la parziale esclusione e non-commerciabilità. La valutazione degli intangible asset rappresenta oggi una tematica ampiamente dibattuta, anche alla luce di normative agevolative a beneficio di coloro che su tali asset realizzano cospicui investimenti (si veda, ad esempio, il “Decreto Agosto”, che prevede la rivalutazione dei marchi di proprietà dell’impresa, con l’obiettivo di incentivare la patrimonializzazione delle imprese, senza oneri fiscali); diventa quindi indispensabile procedere ad un corretto assessment circa le capacità di un’impresa, analizzando attentamente tutti gli asset che la compongono e comprenderne il reale potenziale.

 

[1] Lev, Baruch. “Intangible assets: concepts and measurements.” (2005): 299-305.
[2] M. Bini, L. Guatri, “Nuovo trattato sulla valutazione delle aziende”, 2009.

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