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Digital

COME STUDIARE E INTERCETTARE IL PROPRIO TARGET CON LA KEYWORD RESEARCH

È già da diversi anni che si sta assistendo a una progressiva evoluzione nel modo in cui l’utente si approccia alla ricerca di informazioni utilizzando i motori di ricerca, complice la diffusione dei dispositivi mobili che, in generale, ha modificato il modo di navigare sul web.

Inoltre, tale pervasività ha frammentato ulteriormente il customer journey ossia il “viaggio” intrapreso dal cliente quando instaura una relazione con un brand nei cosiddetti “micro-momenti” ma non solo: ha arricchito, in misura sempre più massiccia, i touchpoint digitali come fonte primaria di informazioni.

Vediamo insieme come la keyword research ossia l’analisi delle query di ricerca utilizzate dall’utente per interrogare il motore possa fornire preziose informazioni sul consumatore finale sia per conoscerlo e indirizzare la digital strategy.

 

Quando e perché parliamo di Semantic Search

 

Si sta andando, quindi, verso una ricerca che possiamo definire semantica, cioè che tiene conto dell’intento dell’utente e del contesto in cui questi si trova per mostrare i risultati più pertinenti e accurati.

Se da un lato le query di ricerca stanno diventando più specifiche e formulate con un linguaggio simile a quello naturale, dall’altro il motore non le intende più come keyword ma come domande, concetti e come tali, cerca di processarli attraverso un miglioramento continuo dell’algoritmo.

Per i motori di ricerca non ha più senso lavorare sulle singole parole chiave ma diventa necessario trovare correlazioni tra la query, l’utente che effettua la ricerca e l’intera ragnatela del web.

 

Come classificare le query di ricerca

 

Per query di ricerca, intendiamo quelle combinazioni di parole che l’utente digita per trovare nel minor tempo possibile la risposta più esaustiva ad un’esigenza, ad un bisogno.

Esistono tre tipologie di query classificate sulla base del search intent:

  • Query informative: l’utente desidera ottenere informazioni a proposito di un argomento/problema. Si tratta di una fase esplorativa in cui la vera necessità è documentarsi su un tema, prodotto o servizio (da acquistare) per saperne di più;
  • Query commerciali/transazionali: l’utente ricerca con la finalità di acquistare un certo servizio o prodotto per soddisfare un bisogno. Comparando l’offerta di diversi brand, cerca di trovare quella più in linea con le sue esigenze;
  • Query navigazionali: l’utente sta cercando una risorsa ben precisa (es. brand, dominio, ente, ecc.). Il volume di questo tipo di query riflette la notorietà del brand.

 

Le ricerche degli utenti come chiave per il successo: il caso Ikea

 

Tra le informazioni che un brand può utilizzare per migliorare la propria strategia, l’analisi delle ricerche degli utenti è senz’altro una delle più interessanti e a basso costo.

Questa fase analitica porta, infatti, a compiere riflessioni che possono aiutare un’azienda a prendere importanti decisioni strategiche: ad esempio, in un settore dove c’è una forte domanda informativa, potrebbe essere opportuno prevedere la creazione di un blog e così via.

L’analisi delle ricerche degli utenti può evidenziare due tipi di informazioni:

  • qualitative basate sullo studio degli intenti di ricerca e delle motivazioni che spingono l’utente a interrogare Google.
  • quantitative basate sui volumi di ricerca

Analizzare le query di ricerca può fornire, infatti, un prezioso bagaglio di informazioni per:

  • comprendere meglio il settore e il target di riferimento;
  • trovare nuove idee per sviluppare nuovi business;
  • capire qual è la migliore digital strategy da adottare;
  • ricostruire le fasi del processo di acquisto dell’utente.

È quello che ha fatto Ikea con la campagna Retail Therapy lanciata sul mercato svedese con grande successo prendendo spunto da una semplice domanda: “E se i prodotti Ikea si chiamassero come il motivo per cui li compriamo?”.

Detto fatto: il colosso svedese dell’arredamento ha rinominato i suoi prodotti in base alle ricerche più comuni su Google in materia di problemi relazionali. È così che il classico divano letto è diventato il risultato della ricerca “Il mio partner russa”, un cane di peluche è stato rinominato “Mio papà è allergico al pelo degli animali” mentre una bicicletta “Mangiate troppe polpette svedesi”.

Con questa campagna, Ikea ha rinnovato il suo interesse nel conoscere le richieste dei clienti e il suo impegno nel proporre soluzioni confortevoli che ne accrescano il benessere (domestico e non).

Potremmo, quindi, estendere il concept della campagna all’attività di keyowrd research: dietro ogni ricerca di un utente ci sono, per un brand, bisogni e aspettative da soddisfare.

Saperle intercettare e saper rispondere nella maniera più puntuale e tempestiva dovrebbe essere l’obiettivo da perseguire sempre.

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